martedì 3 aprile 2012

Thirsty Hirst

Poco prima dell'inaugurazione della grande retrospettiva di Damien Hirst alla Tate, Julian Spalding ha scritto, in un articolo per l'Independent, che le opere dell'artista di Bristol sono come i sub-prime dell'arte mondiale e che i collezionisti farebbero bene a venderle prima che le quotazioni crollino. A suo parere quella di Hirst (e sembra di capire anche molta arte post-duchampiana) non è vera arte. Spalding la definisce con il termine da lui coniato "Con Art", abbreviazione per "contemporary conceptual art" e per "arte che truffa le persone" (in inglese to con significa truffare).
L'era di Hirst, Cattelan, Koons sta per finire. Forse lo ha capito lo stesso Cattelan, che ha annunciato un fantomatico "pensionamento", mentre Hirst ha probabilmente maturato il sospetto che la sua fama non durerà per sempre e cerca di ottimizzare i profitti finché può, rischiando di bruciarsi. Mentre all'estero la stampa sembra aver intuito la direzione verso cui soffia il vento (qualcuno ha scritto addirittura finti memoriali...) in Italia testate autorevoli difendono l'immobilità del sistema e chiudono gli occhi.
In tempi di crisi economica e sociale come quelli che stiamo vivendo, viene progressivamente a mancare il terreno fertile in cui fino ad oggi è cresciuta quella che Spalding chiama "Con Art". Non esiste più un mercato solido e in espansione, in grado di assorbire una produzione che usa il mercato stesso come bersaglio critico, pungolandolo con le provocazioni come fa l'attizzatoio con il fuoco, per ottenere appunto l'unico risultato di alimentarlo. La brace è ormai quasi spenta. La spinta antisistemica che ha contraddistinto le migliori opere di Cattelan e Hirst è finora sempre stata sapientemente riassorbita dal sistema attraverso i meccanismi della desublimazione repressiva. Oggi invece la crisi acuisce i contrasti e fa venire i nodi al pettine. La prospettiva che si intravede all'orizzonte, di certo non rassicurante, è quella di un ritorno all'ordine antirelativista.
In un'epoca che arranca per superare la postmodernità e disperatamente cerca il solido appiglio di nuovi riferimenti etici e culturali per uscire dal tempo sospeso di questo inizio di millennio, si impone con forza la necessità di un'attenta riflessione su tematiche come l'identità, il pubblico, il rapporto valore/prezzo e le dinamiche centro/periferia.

Nessun commento:

Posta un commento