sabato 21 luglio 2012

Pianoforti fuori uso

Dopo cinque anni di interruzione, torna a Pescara Fuoriuso: la manifestazione ideata da Cesare Manzo riparte grazie alla disponibilità di un'impresa privata, la Caldora Immobiliare Costruzioni. La stampa specializzata accoglie la notizia con entusiasmo e qualcuno definisce addirittura "salvifica" la carta del privato in un contesto di progressivo indebolimento istituzionale e di scarsi investimenti pubblici sul versante delle politiche culturali. Eppure il significato dell'operazione appare snaturato e la specificità dell'evento viene meno, come sembrerebbe ammettere, tra le righe del suo testo per il catalogo della mostra, il curatore Giacinto Di Pietrantonio, che interpreta però il cambiamento come interessante possibilità, in grado di inaugurare una nuova tradizione. La formula di Fuoriuso era basata sul recupero di spazi dismessi della città attraverso l'arte: un procedimento inclusivo e democratico di riconquista e di reinserimento nel tessuto urbano di luoghi abbandonati. L'edizione del 2012 è ospitata nel parcheggio dell'edificio "OperA", progettato da Mario Botta: una scelta che giustifica l'intervento dello sponsor promotore, ma che impone un notevole sforzo di adeguamento a livello concettuale per ricondurre il progetto nel solco tracciato dalle precedenti diciotto edizioni. L'edificio sarebbe "fuori uso" in quanto ancora in cantiere e quindi in corso d'opera. Senza dubbio questa lettura apre a inedite connessioni con l'architettura d'eccellenza: Di Pietrantonio ipotizza per il futuro un'evoluzione della rinata Fuoriuso, che comporti il passaggio dalla collocazione temporanea di opere nello spazio in costruzione alla progettazione di opere permanenti da collocare nei nuovi edifici. Nondimeno tale nuovo approccio sembra depotenziato: l'arte è rapita, segregata, reclusa in uno spazio esclusivo, non ha nulla da riconquistare, anzi è essa stessa conquistata.
Così l'eloquente silenzio dei tre pianoforti esposti (John Cage, Please Play or the Mother, the Father or the Family, 1989; Giuseppe Chiari, Scultura per pianoforte, 1989; Filippo Tommaso Marinetti, Omaggio a Marinetti, opera realizzata nel 1989 per la mostra Pianofortissimo presso la Fondazione Mudima a Milano, a partire dalle indicazioni dell'artista) si carica di un significato ancora più denso nel parcheggio del palazzo di Botta. Una musica muta invade lo spazio, cullando l'opera di Mario Airò danneggiata (probabilmente dal vento), sfiorando le sculture di Ettore Spalletti, insinuandosi tra gli stracci di Michelangelo Pistoletto. La perfezione ingombrante di un simile triangolo dell'incomunicabilità cattura lo sguardo e i sensi, celando con discrezione persino i lavori di un paio di giovani artisti abruzzesi inseriti con qualche forzatura di troppo.
Indubbiamente le aree geografiche periferiche, rispetto ai grandi centri privilegiati dal sistema dell'arte, non possono che trarre giovamento da simili iniziative, soprattutto nelle attuali contingenze di crisi economica che inducono inevitabilmente a diradare le occasioni di arricchimento culturale per concentrare le risorse su pochi, ma non per questo sempre significativi, eventi. Lodevole dunque l'impegno di chi è riuscito, nonostante la congiuntura negativa, a rimettere in piedi Fuoriuso e a portare a Pescara le opere di alcuni tra i più importanti esponenti dei principali indirizzi artistici del Novecento, dal Futurismo a Fluxus, dall'Arte Povera alla Pop Art, insieme a molte interessanti nuove proposte. Tuttavia, mentre la quiete rimbalza sul cemento, viene da chiedersi se l'arte sia oggi irrimediabilmente condannata a farsi portatrice di una promessa utopica così arrendevole.

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