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martedì 11 novembre 2014

I vantaggi dell'accessibilità

Ieri Elena Bordignon ha pubblicato sull'ottimo blog atpdiary.com un suo resoconto in merito all'edizione 2014 di Artissima. L'articolo, intitolato "Tante vendite, piccoli pezzi!", oltre a proporre una sintetica panoramica delle varie sezioni e spunti di analisi delle diverse proposte, descrive l'andamento della fiera dal punto di vista commerciale, tentando di tracciare un bilancio sulla base delle dichiarazioni dei galleristi e stimolando una riflessione sui cambiamenti in atto nel mercato dell'arte. Nel post si afferma: "Certo è che, rispetto agli anni scorsi, le opere esposte nei tanti stand si sono direttamente ridimensionate ai pochi soldi che girano. Molta pittura e fotografia di piccolo formato. Prezzi bassi e contenuti... Insomma, si sono vendute più opere 'piccole' e a prezzi bassi".
Per il momento, per lasciare i prezzi stabili, si riduce il formato. In generale, però, sarebbe auspicabile una generale revisione delle quotazioni (volta a garantire maggiore accessibilità) e un allargamento della proposta. In altre parole, il coraggio di spaziare oltre la ristretta cerchia dei nomi consolidati, lasciando che sia il pubblico a indirizzare il mercato, rappresenterebbe un notevole passo in avanti dal punto di vista culturale e identitario. Le logiche puramente commerciali e di "investimento" sono disinnescate dalla crisi. Se c'è qualcosa di positivo nel momento storico che stiamo vivendo, per quello che riguarda il settore delle arti visive, è l'occasione di operare una vera democratizzazione nelle dinamiche fruitive. Nel campo della musica o del cinema, ad esempio, il pluralismo è decisamente più avanzato, perché tali forme di espressione artistica sono rapidamente diventate di massa (con tutti i rischi di standardizzazione connessi). Ciò che dovremmo augurarci è che la sfida dell'allargamento del bacino di utenza dell'arte contemporanea possa essere affrontata in maniera graduale, ridimensionando le aspettative di guadagno da un lato, dall'altro aprendo finalmente le porte a un pubblico reale e non forzatamente elitario, senza che per questo risulti amplificata la dimensione dell'intrattenimento a discapito dei contenuti.

sabato 5 maggio 2012

Indignati e indegni

La settima edizione della Biennale di Berlino è iniziata poco fa sotto il segno dell'impegno politico, con l'obiettivo di fare arte che incida sulla vita e di indagare il ruolo degli artisti nei movimenti e nei processi sociali. Solo qualche giorno è trascorso da quando il direttore artistico di Documenta 13, Carolyn Christov-Bakargiev, ha rivelato il tema della prossima edizione della celebre rassegna quinquennale di Kassel: una critica al capitalismo, che intende minare la convinzione persistente che sia sempre possibile e necessaria una crescita economica. Il 2012 si presenta come l'anno in cui il mondo dell'arte cerca di sintonizzarsi con il clima socio-politico e con la realtà circostante. Succede per inerzia, per necessità o per deliberata scelta? Quali modalità e strategie si dovrebbero mettere in atto affinché l'arte possa contribuire effettivamente al miglioramento della società? Si parla di decrescita sostenibile da anni: Latouche sosteneva l'utilità di un cambio di paradigma già prima che la crisi economica facesse sentire i propri effetti. La politica ha acquisito consapevolezza in ritardo, in tutto il mondo occidentale, e stenta a trovare ricette risolutive per fronteggiare un'emergenza che a volte è stata deliberatamente sottovalutata. La massa è rimasta serena e tranquilla, vivendo spesso al di sopra delle proprie possibilità, finché non è stata bruscamente risvegliata e costretta a enormi sacrifici dal precipitare della crisi. Ora proliferano i movimenti e le iniziative dal basso: è un bene che i cittadini siano attivi e partecipi. Il problema è che spesso non sono animati da spirito solidale, ma dalla necessità di tutelare i propri interessi. Se i piccoli egoismi prevarranno sul bene comune, saranno purtroppo i nuovi populismi e gli agitatori di piazze i protagonisti di questo momento storico. Come la politica, l'arte può avere un ruolo importante di indirizzo e di guida nei processi di evoluzione sociale. Purtroppo spesso, come fanno i politici, gli artisti ricercano il consenso del pubblico assecondando i suoi bisogni e le sue aspettative, senza avere il coraggio di avanzare proposte concrete.